Gli Spettacoli
ROMEO E GIULIETTA


ROMEO E GIULIETTA
di William Shakespeare

Traduzione di Fausto Paravidino

Con Eva Cambiale, Carlo Orlando, Manuel Zicarelli
e i Ragazzi della Compagnia del Barone Rampante (in o.a.)


Alessandro Badano
Letizia Betti
Lucrezia Boda
Agata Bosio
Francesco Bosio
Paola Calcagno
Camilla Caramella
Francesca Ceravolo
Virginia Dalla Torre
Gaia De Giorgi
Elia Farinazzo
Iacopo Ferro
Anita Gallo
Guia Perrone
Tosca Perrone
Carlo Emilio Piccardo
Giulia Pozzi
Ilaria Pozzi
Francesco Repetto
Veronica Ruffino
Sofia Salamone
Mattia Ugo Gambetta


Scene Gabriele Resmini
Costumi Anna Varaldo
Assistente alle scene e ai costumi Beatrice Iannello
Direttore di Scena Pietro Zanella
Tecnico Luci Michele Abrate Trucco e acconciature Maddalena Pizzonia e Giulia Pozzi

Regia e Adattamento
CARLO ORLANDO & EVA CAMBIALE

ROMEO E GIULIETTA – NOTE DI REGIA


Un pensiero sullo spettacolo

Queste non sono vere e proprie “note di regia”, ci auguriamo che lo spettacolo non ne abbia bisogno. Questo lavoro nasce da una ormai lunga collaborazione con la “Compagnia del Barone Rampante”, una realtà che in dieci anni ha saputo fare di Borgio una città teatralmente sempre viva, un centro di formazione e studio di ottimo livello per i giovani della città e della provincia che in tutti questi anni hanno imparato ad amare e conoscere il teatro, alcuni arrivando anche a farne una professione, nei più diversi ambiti.
Questo spettacolo nasce da loro, tutti loro, senza distinzione d’età e formazione, ed è realizzato con loro e per loro. È teatro ragazzi? No, non proprio, perché accanto ai ragazzi recitano anche i loro insegnanti e altri attori professionisti. E’ quindi uno spettacolo “professionale” in tutto e per tutto? No, nemmeno. Per le stesse ragioni di cui prima.
Quindi, cos’è? Qualcosa di unico e autentico, di non facilmente definibile: un Romeo e Giulietta dove i ragazzi sono ragazzi davvero, finalmente portati in scena con l’età anagrafica immaginata da Shakespeare, con la loro freschezza, la loro energia e spontaneità, e anche con l’ingenuità e l’immaturità sacrosanta a quell’età, e i grandi sono i grandi, un po’ insegnanti, un po’ colleghi, un po’ fratelli maggiori.
Una compagnia un po’ antica, dove si fa scuola ma si impara facendo, calcando le assi del palcoscenico di fronte a un pubblico pagante, assumendosi la responsabilità della propria passione e del proprio talento. È il racconto di Romeo e Giulietta ed anche il racconto di questa compagnia, più unica che rara, che in questi anni ha costruito grazie alla bellezza, alla cultura e al teatro, un argine contro il degrado e l’abbruttimento, un’isola felice dove si può ancora giocare con la poesia, il teatro, il silenzio.
Una compagnia che lavora per fare propria la massima di un grande attore, meraviglioso pedagogo: “Tutto il teatro non è altro che amicizia - tranne che per coloro che discutono per avere ragione e che perdono questa amicizia, per vanità o amor proprio.”

Carlo & Eva



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Pene d’amor perdute


Adattamento e messa in scena DI MAXIMILIAN NISI
Con gli studenti DE LA COMPAGNIA DEL BARONE RAMPANTE
Scene di ANNA VARALDO
Assistente alle scene LUIGI SIRONI
Assistente ai costumi CRISTINA FERRAZZI
Luci di MICHELE ABRATE
Tecnico del suono ALESSANDRO BALBI
Coordinamento MARCELLA REMBADO

Il vero protagonista di questa pièce è il tempo. Il tempo che brucia la vita in un soffio, in un attimo.
È per vincere su quell’attimo e per trionfare sulla morte, che ineluttabile cancella il breve passaggio degli esseri viventi sulla terra, che il re di Navarra e tre suoi amici decideranno di sfidare il tempo, costruendo azioni ed opere che possano conferire eternità ai loro gesti e alla loro storia. Giureranno per questo e sottoscriveranno solennemente un impegno secondo il quale per tre anni si impegneranno a dedicare la loro vita unicamente alla contemplazione e allo studio, lontani dai piaceri della carne e dai divertimenti futili.
Ma il tempo della vita smentirà i loro eroici proponimenti.
La principessa di Francia, infatti, e tre sue amiche giungeranno a Navarra per una missione diplomatica e la loro presenza sconvolgerà i buoni propositi dei quattro giovani. Le quattro donne saranno portatrici di un altro modo di intendere il tempo della vita: l’attimo, proprio perché tale, merita di essere vissuto fino in fondo, soltanto l'attimo permette alla vita di acquistare il senso pieno di un’avventura e di un tragitto. Il progetto degli uomini sarà destinato a fallire, e sarà ancora il tempo a scandire i termini della rivincita delle donne, le quali costringeranno gli uomini rinsaviti ad attendere addirittura un anno prima di concedersi a loro.
Maximilian Nisi

PERSONAGGI E INTERPRETI

FERDINANDO RE DI NAVARRA IACOPO FERRO
BIRON CARLO EMILIO PICCARDO
LONGUEVILLE FRANCESCO REPETTO
DUMAIN EDOARDO OLMO
LA PRINCIPESSA DI FRANCIA ELISA SIRONI
ROSALINA GAIA DE GIORGI
CATERINA SAMIRA MOHAMED SLIEM
MARIA FRANCESCA CERAVOLO
BOYET LORENZO VIO
DON ARMADO FRANCESCO BOSIO
OLOFERNIA ELEONORA SIRONI
CUCUZZA LORENZO CARNIELO
GIACOMINA CAMILLA CARAMELLA
TIGNOLA VERONICA RUFFINO
GNOCCO GUIA PERRONE
IL PROLOGO ALESSANDRO BADANO
TITANIA ELEONORA SIRONI
LE FATE: VIRGINIA DALLA TORRE, NINA MARIA CANFORA, ADELE ROBUTTI, FRANCESCA MAGLIO, VICTORIA DALLA TORRE, CAMILLA ANTONELLI, LUDOVICA VALLOTTA
PUCK ELIA FARINAZZO
CUPIDO FRANCESCO ADDEZIO
ACCOMPAGNAMENTO AL PROLOGO VERONICA RUFFINO


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La Rosa Bianca


Una mattina di febbraio del 1943, Hans e Sophie Scholl, fratelli e fondatori de La Rosa Bianca, gruppo di resistenza non violento e di propaganda contro il regime nazista, decidono di diffondere dei ciclostilati inneggianti alla resistenza non violenta nell’atrio dell'Università Ludwig Maximilian di Monaco.

Il testo teatrale di Lilian Groeg ripercorre gli ultimi cinque giorni di vita dei fratelli Scholl e degli altri tre giovani componenti e fondatori del movimento, interrogati dalla Gestapo prima, e successivamente condannati a morte per decapitazione.

Nel corso della rappresentazione, si racconterà di come il sentimento di indignazione e di impotenza abbia portato i cinque amici a decidere di ribellarsi e cercare di risvegliare negli animi del popolo tedesco i sentimenti di libertà e fratellanza, soffocati dal terrore Hitleriano, in uno stato che stava sopraffacendo il popolo tedesco, negando e perseguitando qualsiasi forma di libera espressione e opposizione al regime.

E’ facile rintracciare nella storia di Sophie Scholl i segni di un personaggio fuori dal tempo e dalla storia, appartenete piuttosto al mondo del Mito.

Non si può fare a meno di risentire le parole della dolce piccola e infuriata Antigone di fronte all’ingiustizia imposta dalle leggi di Stato e dal Potere. Personaggi che diventano un simbolo, colossi di umanità, che ci parlano ancora, dai quali ancora dovremmo trarre ispirazione e linfa per trovare dento di noi il germe di un’intima ribellione fondata sui valori democratici di uguaglianza e libertà.

Questa è la storia che i giovanissimi allievi attori della scuola di recitazione del Barone Rampante di Borgio Verezzi ci racconteranno.

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Pinocchio: Storia di un burattino


Chi è Pinocchio? Un burattino senza carattere?
Carattere ne ha; dalle prime battute, quando è ancora un pezzo di legno, si ribella e protesta… Poi, diventato burattino, corre e agisce senza mai soffermarsi sulle conseguenze.

Allora è privo di coscienza?

Anche la coscienza ce l’ha! Arriva da fuori, aldilà del suo corpo di legno, incarnata da un Grillo Parlante (nel nostro caso una moltitudine di grilli), che consiglia e avverte, ma viene sistematicamente ucciso da Pinocchio.

Ma la coscienza non si può annichilire; il Grillo Parlante risorge, ogni volta con più vigore, con quel noioso e necessario “Te l’avevo detto”.

Quel “Te l’avevo detto” che ogni adulto, che sia maestro, genitore, amico, consigliere, si trova a ripetere costantemente ai bambini.

La stessa frase che i bambini una volta adulti non accettano più di ascoltare.

Con Pinocchio ognuno di noi compie quell’indimenticabile viaggio che porta la volontà di vivere liberi, senza responsabilità, “a modo mio”, allo scontro con il mondo degli altri e del vivere insieme.
Siamo tutti dei monelli che piano piano conquistiamo, nonostante tutto, il nostro irrevocabile diritto ad essere amati… Non solo l’amore incondizionato di chi ci ha creato, ma anche quello delle forze più profonde e misteriose della natura. La Fata Turchina, per esempio, seppur voce della coscienza, è soprattutto la voce della Natura che tutto assume, integra e accetta come naturale e necessario.
Pinocchio è un’opera universale, che racconta le estreme difficoltà di trasformarsi e di cambiare per essere accettato, compreso, amato.
Il Gatto e la Volpe impongono a Pinocchio delle scelte sempre più rischiose dalle quali Pinocchio non si salverebbe mai se non fosse protetto dalle tre forze che modellano l’uomo: l’Amore (Geppetto), la Natura (Fata Turchina) e la Ragione (Grillo Parlante).
Il nostro Pinocchio vuole raccontare proprio l’incontro/scontro di tutte queste forze e il finale e faticoso approdo a quel “bambino per bene” che tutti hanno preteso da lui.

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